4 Eventi, 12 Tavoli, 12 Azioni per connettere persone e territori

26
Giu

Apprendere

Un territorio capace di progettare la propria offerta di istruzione e formazione.

Premessa
La ricerca svolta ogni anno dall’OCSE sullo stato dell’istruzione nei paesi aderenti disegna per l’Italia una situazione drammatica, prima di tutto per lo scarso investimento pubblico: in circa un decennio la spesa pubblica in materia si è ridotta di circa il 14%, con tagli che hanno colpito questo settore in misura molto maggiore rispetto ad altri servizi, portando la spesa totale per l’istruzione più bassa di un punto di PIL rispetto alla media degli altri paesi. Le ricadute sulla popolazione scolastica risultano evidenti, anche in termini di eguale opportunità di promozione sociale: in Italia più che altrove il livello d’istruzione dei genitori influisce su quello che i figli sono in grado di raggiungere e negli ultimi dieci anni la percentuale di giovani sotto i 24 anni che non lavorano, non studiano e non seguono una formazione (i cosiddetti NEET) è aumentata di ben 10 punti percentuali.

Ma anche da un punto di vista ideale mancano da anni un dibattito e una riflessione su quale scuola sia necessaria oggi per far fronte alle esigenze e ai bisogni delle nuove generazioni: elevazione dell’obbligo scolastico e apprendimento permanente sarebbero obiettivi fondamentali per far fronte all’incremento delle aspettative di vita, alle trasformazioni prodotte dalle nuove tecnologie, alla presenza di culture plurali nella nostra società.

Per una scuola veramente europea e al passo con i tempi servirebbe un importante investimento pubblico (di almeno un punto di PIL, pari a circa 17 miliardi) in edilizia, tecnologie digitali, formazione permanente del personale, nuove infrastrutture per una didattica laboratoriale e innovativa, progetti di apertura delle scuole al territorio.

Il ruolo della Città Metropolitana all’interno di questo contesto potrebbe risultare strategico, recuperando alcune delle funzioni delle allora Province e acquistandone altre. Al momento però è sicuramente tutto da costruire, poiché fino ad oggi questa nuova istituzione di secondo livello brilla esclusivamente per la sua assenza: la nuova entità infatti non è presente, né riconoscibile, né offre un luogo o una struttura per attivare ascolto e interlocuzione con le istituzioni scolastiche.

 

AZIONI

1) EDILIZIA SCOLASTICA

É urgente che la Città Metropolitana si faccia carico dell’attività di gestione dell’edilizia scolastica che prima svolgeva la Provincia: non si può continuare a restare senza un’istituzione che si occupi della riqualificazione degli edifici e della costruzione di nuovi. Ciò non risulta necessario esclusivamente per garantire sicurezza, agibilità e infrastrutture minimamente funzionanti (si pensi agli impianti di riscaldamento fuori uso in pieno inverno), ma anche per rispondere a quella esigenza di innovazione di cui sopra: biblioteche attrezzate, reti internet, laboratori e ambienti didattici moderni e funzionali. Tra l’altro ripristinare un’azione pubblica in tal senso, oltre a fornire le dovute risposte a chi da anni chiede una soluzione all’annoso problema degli spazi e della fruizione degli ambienti scolastici, costituirebbe un primo importante intervento pubblico a favore dell’occupazione.

2) CONFERENZA METROPOLITANA SULL’ISTRUZIONE

La Città Metropolitana può essere un importante centro propulsore di attivazione e di riflessione sul territorio, attraverso l’organizzazione di una Conferenza Metropolitana, cioè un luogo permanente di incontro, discussione, ma soprattutto pianificazione.
E’ urgente che questa istituzione si assuma il compito – a oggi completamente disatteso –di progettare l’offerta formativa sul territorio, il dimensionamento, la creazione e/o accorpamento degli istituti, rivestendo un duplice ruolo: coordinare i singoli Comuni del territorio metropolitano fra di loro e fare da “cerniera” con la Regione, investendo anche strumenti e competenze per una programmazione di medio periodo.
Ulteriore compito di questo luogo, non meno importante, dovrebbe essere quello di attivare logiche di cooperazione fra gli istituti, mettere in circolo le esperienze/buone pratiche, pensare azioni comuni fra le scuole e con i soggetti del territorio, aprire momenti di dibattito e confronto pubblico sul tema dell’istruzione, dell’educazione che vorremmo, di quale rapporto istituire col mondo del lavoro, di quali bisogni educativi occuparci prioritariamente.

3) APERTURA DEGLI ISTITUTI AL TERRITORIO

E’ importante fare in modo che gli istituti scolastici tornino ad essere percepiti come “luoghi della cittadinanza”, dove “interno” ed “esterno” interagiscono, anche attraverso l’apertura pomeridiana e serale dei locali, organizzazione di eventi, disponibilità di palestre, biblioteche, strutture culturali.

4) UFFICIO METROPOLITANO PER IL RAPPORTO TRA SCUOLA E MONDO DEL LAVORO

Su questo importante tema la Città Metropolitana può avere un ruolo centrale, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione dell’alternanza scuola-lavoro. Al momento, a causa della legge 107, gli alunni sono costretti ad assolvere a un monte ore di alternanza abnorme, prefissato per legge, con la conseguenza che le scuole sono spasmodicamente alla ricerca di aziende disponibili a prendersi in carico i propri alunni, a scapito di qualsiasi progetto educativo condiviso, e con la conseguenza che questa importante metodologia di apprendimento rischia di configurarsi esclusivamente come una forma di occupazione giovanile gratuita in cui i giovani non apprendono alcunché. L’alternanza scuola-lavoro dovrebbe invece costituire un momento di formazione, in cui il percorso scolastico si arricchisce di saperi e strumenti utili per comprendere il mondo del lavoro. E’ urgente l’istituzione di un Ufficio Metropolitano ad hoc, per mettere scuole e aziende in dialogo e farle convergere verso obiettivi comuni e condivisi. Questa struttura potrebbe inoltre contribuire a creare nuovi presupposti alla base del rapporto fra scuola e lavoro, in particolare quello artigianale e ad alto contenuto di sapere e innovazione, facendo in modo che il mondo del lavoro possa “entrare” nelle scuole e le scuole possano progettare esperienze di apprendimento dentro i luoghi di lavoro.

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