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30
Mag

Coltivare

Il cibo nelle filiere locali tra ambiente, salute, legalità

Il 30% della superficie della Città Metropolitana di Firenze è occupato da attività agricole e il 52% da boschi. Si tratta della stragrande maggioranza del territorio in una Città Metropolitana dalla conformazione policentrica che si estende tra differenti contesti paesaggistici.
Questo è senza dubbio un valore aggiunto proprio nella misura in cui l’integrazione tra città e campagna produce un rapporto virtuoso rispetto al benessere, alla bellezza del paesaggio, all’identità delle produzioni locali.

La campagna periurbana e le aree a vocazione agricola sono un fattore di sviluppo economico, oltre che una garanzia di tutela ambientale, ed è quindi necessario proteggerle da fenomeni quali l’abbandono, la perdita della biodiversità, l’inquinamento.

Per fare questo è necessario mantenere forte il legame tra città e campagna, attraverso la fruibilità delle aree rurali da parte dei cittadini e l’accesso e distribuzione di un cibo locale di qualità.
Non è possibile però contare esclusivamente sull’apporto dell’agricoltura di sussistenza, a carattere familiare, per rispondere ad una domanda crescente di cibo locale di qualità. Per favorire la ripresa dell’attività agricola legata al territorio, e in particolare di un’agricoltura non intensiva e rispettosa dell’ambiente e della salute, occorre che le nostre imprese agricole possano avere un’adeguata sostenibilità economica.

Questa riflessione chiama in causa alcuni aspetti: la dimensione dell’impresa, i canali distributivi, gli strumenti di innovazione del lavoro e della produzione (in alternativa all’agricoltura intensiva e all’uso di sostanze chimiche), la costruzione di filiere territoriali in grado di valorizzare la qualità del nostro cibo.

Vi è infatti un tema che attiene alla sensibilizzazione dei consumatori/cittadini: occorre costruire elementi di riconoscibilità dei prodotti locali attraverso filiere corte e identitarie, e contemporaneamente garantire la trasparenza del valore e della qualità del prodotto. Per convincere un consumatore ad acquistare prodotti locali e biologici (anche spendendo qualcosa in più se ne ha le possibilità) è necessario dargli tutti gli elementi di trasparenza sulla filiera produttiva.

Su questi temi occorrono politiche capaci di tenere assieme l’agricoltura, l’impresa, il paesaggio per favorire uno sviluppo che sappia coniugare la competitività economica con il miglioramento degli stili di vita, la salubrità del cibo, la legalità e l’esigibilità dei diritti nei sistemi di produzione.

 

AZIONI

1) UN PIANO PER LA SOSTENIBILITA’ E L’INNOVAZIONE DELL’AGRICOLTURA METROPOLITANA

Servono azioni mirate per favorire il reinsediamento agricolo, l’innovazione nei processi, la la redditività dell’impresa agricola, la legalità nei rapporti di lavoro. Bisogna però considerare che il contesto dell’agricoltura periurbana è fatta di differenti realtà: dal piccolo produttore che pratica un’agricoltura di sussistenza a imprese agricole di medie e grandi dimensioni. Anche nel mondo delle imprese agricole abbiamo differenti modelli: alcune più legate al territorio, anche in termini commerciali, altre più dedite alle esportazioni.
Il Piano deve potenziare la messa in rete delle aziende e il loro rafforzamento dimensionale, non certo per favorire un’agricoltura intensiva, ma per affermare un’agricoltura rispettosa della biodiversità e della salubrità del cibo, in grado di generare redditività attraverso politiche di innovazione e la volorizzazione di filiere identitarie, territoriali, biologiche.
In tale senso è fondamentale il rapporto con le università e i centri di ricerca, sia in termini di ingresso di personale qualificato, sia per affrontare nuove sfide che tengano insieme produttività e biodiversità, elimindando il ricorso alla chimica e ai glifosfati. Innovazione significa anche poter investire in macchinari tecnologicamente avanzati, magari attraverso un utilizzo comune tra più aziende o consorzi di esse. Gli investimenti e i sussidi regionali dovrebbero rafforzare queste direttrici.
La sostenibilità economica (oltre che ambientale) è necessaria anche per garantire il rispetto dei contratti di lavoro e combattere fenomeni di illegalità e lavoro irregolare. A questo proposito occorrono maggiori controlli, a maggior ragione laddove vi sono forme di sussidio pubblico.
Infine occorre dare rappresentanza e ascolto alle esigenze dei “piccoli contadini”, ossia piccoli produttori che non sono sono imprenditori, ma rappresentano un presidio territoriale utile e visibile.

2) DISTRIBUZIONE DEL CIBO E RUOLO DELLE MENSE PUBBLICHE

Negli ultimi anni è cresciuta la domanda di prodotti alimentari provenienti da una agricoltura con processi produttivi sostenibili (produzioni certificate, Km 0, produzioni solidali e autoctone, biologici, naturali).
La grande distribuzione ha iniziato ad intercettare questa domanda, sollecitata anche da esperienze come i gruppi di acquisto solidale e i mercati agricoli rionali che hanno avuto il pregio di costruire un legame diretto tra produttore e consumatore, favorendo la sostenibilità ambientale e sociale. Nell’era digitale sono state inaugurate anche piattaforme web e consegne a domicilio per favorire l’acquisto diretto da produttori locali.
Queste esperienze hanno il valore di promuovere un rapporto di fiducia e conoscenza tra chi produce e chi consuma, in particolare nel caso dei gruppi di acquisto solidale, che uniscono al consumo una forte tensione etica e un impegno volontaristico.
La Città Metropolitana può e deve sostenere queste realtà e sarebbe utile elaborare un progetto per promuovere meccanismi di trasparenza e riconoscibilità che possano valorizzare ancor di più la sostenibilità e l’eticità dei processi e dei prodotti.
Un ruolo in questo senso lo deve giocare anche il pubblico attraverso le mense scolastiche, universitarie e ospedaliere con l’individuazione di capitolati d’appalto omogenei in tutta la Città Metropolitana e frutto di Protocolli chiari e condivisi. Anche e soprattutto come centrale di acquisto il pubblico può orientare processi di innovazione e riconversione verso l’agricoltura biologica.
A questo proposito la realizzazione di un “Piano metropolitano del cibo” previsto nel Piano Strategico della Città Metropolitana può essere il primo banco di prova.

3) GOVERNO DEL TERRITORIO E CONSERVAZIONE DEL SUOLO E DELLE ACQUE

La salvaguardia delle risorse naturali; il controllo e la manutenzione del territorio; la mappatura e il monitoraggio dei corsi d’acqua e del reticolo idraulico; la manutenzione, gestione ed incremento delle aree boschive con lo scopo di assorbire e sequestrare CO2 e sviluppare una filiera corta del legno; la vivibilità e la fruibilità del terrirorio rurale sono tutti obiettivi che la “governance” pubblica deve perseguire con più protagonismo politico e assunzione di responsabilità nel ruolo guida dei processi che si determinano.
Ad esempio adottando piani strutturali ed operativi definiti in forma associata tra più Comuni in modo da rendere chiaro ed evidente il confine tra edificato e mondo rurale e attuando un confronto continuo con l’associazionismo e le rappresentanze di interessi. Occorrono politiche per contrastare l’abbandono delle terre a partire dall’esperienza della banca della terra e degli orti sociali: in questo senso il ruolo dei Comuni è fondamentale per la trasmissione di una cultura contadina rivolta in particolare alle nuove generazioni.

 

 

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