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26
Giu

Creare e Viaggiare

Produzione culturale e turismo di qualità per una Città Metropolitana creativa e aperta.

Premessa
Economia e società sono sempre più influenzati dalla capacità di produrre idee, conoscenze ed innovazioni e trasferirle nei processi produttivi: la creatività, quindi, rappresenta fonte di vantaggio competitivo territoriale.
Lo sviluppo del territorio, pertanto, deriva dalla concentrazione ed accumulo di capitale umano, dalla qualità della ricerca, dal sistema delle imprese nella competizione globale, dalla qualità della vita, dalle particolarità e dall’identità.

L’attrattività assume un carattere centrale relativamente allo sviluppo: la Città Metropolitana rappresenta il quinto polo manifatturiero italiano caratterizzato da forte multisettorialità che diviene anche un potentissimo attrattore turistico.
Ma occorre effettuare un ragionamento sul profilo della nostra capacità attrattiva, che non è certo neutro: il tipo di turismo, di cultura, di qualità della vita che offriamo può innestare o meno un terreno fertile per diventare capitale creativa e innovativa. Viceversa rimanere ancorati ad una città prigioniera di un passato glorioso ci porterà a consumare questa eredità senza rinnovarla.

Se guardiamo ad esempio ai modelli di attrazione turistica che specializzano la nostra città vediamo trend divergenti, che ci imporrebbero scelte coraggiose.
Ad esempio un tipo di “presenza turistica” culturalmente vivace di cui poco riconosciamo il valore è costituita dagli studenti dell’Università e dal settore dell’”International Education”. L’ateneo Fiorentino ha circa 50.000 studenti, di cui circa 20.000 residenti nella provincia di Firenze e tutti gli altri provenienti da fuori provincia (circa 19.000) o fuori regione (circa 12.000); Firenze è inoltre sede dell’Istituto Universitario Europeo, di oltre 40 sedi di Università Nordamericane e programmi affini (che accolgono circa 10.000 studenti l’anno ed in cui lavorano oltre 3.000 unità di personale), di altri istituti di alta formazione quali ad esempio Polimoda, IED, Marangoni, Scuola di Musica di Fiesole.

Sono strutture che producono occupazione di altissima qualità e che contribuiscono in maniera significativa al PIL della regione: l’IRPET stima l’impatto economico sulla Toscana in circa 160 milioni per le sole Università Nordamericane, prevalentemente concentrato sul territorio fiorentino. Gli studenti di questi Istituti sono difficilmente definibili come turisti: appare più corretto chiamarli “residenti a termine”, anzi, sarebbe utile interrogarci su quale sia lo sforzo della Città Metropolitana per incentivare l’allungamento delle permanenze.

All’opposto dobbiamo interrogarci sui reali benefici del boom del cosiddetto “turismo mordi e fuggi” mentre invece deperisce il ruolo di “Firenze capitale dell’arte”, città da visitare con la lentezza del “gran tour” maturando, in occasioni uniche, un’esperienza di conoscenza e crescita interiore.
Questo tipo di turismo non ha ampliato la nostra offerta culturale, ma anzi ha provocato solo un’erosione del patrimonio culturale esistente (gestito come “giacimento” da sfruttare intensivamente), senza individuare come antidoto una politica (nazionale e territoriale) di stimolo e facilitazione alla creazione, innovazione e riqualificazione. Contemporaneamente la localizzazione del flusso turistico si è concentrata su alcune porzioni del centro storico, mentre la dimensione metropolitana (che dispone di un’ampia offerta culturale e paesaggistica) viene trascurata e misconosciuta.

Questo processo ha impoverito e svuotato di identità e cittadini il centro storico, trasformato in una “Disneyland rinascimentale” ad uso e consumo del turismo di massa. Per uscire da questa dimensione di “cannibalismo” del patrimonio culturale (i cui primi artefici sono proprio i titolari di questi beni) senza rinnegarne il potenziale economico, dobbiamo provare a progettare ed investire su un modello in cui cultura (quella esistente e quella che verrà creata) e turismo si alimentino a vicenda, riportando Firenze ad essere una città attrattiva per la propria vivacità, con un turismo di qualità che a sua volta rafforza la domanda di produzione culturale.

Immaginiamo un’offerta culturale in cui conservazione e fruizione si avvalgano delle migliori innovazioni tecnologiche e sociali a partire dalla riqualificazione dell’offerta museale e dall’investimento sul restauro: innovazione e ricerca scientifica necessitano di luoghi di produzione permanenti e quindi di risorse e veri e propri incubatori. Alcuni esempi parziali esistono, quali il Museo Galilei e l’Opificio delle Pietre Dure (da sviluppare e rilanciare), ma non svolgono un ruolo di contaminazione rispetto all’innovazione prodotta. Contemporaneamente, per non essere assorbiti soltanto dalla conservazione, diviene prioritario sostenere la produzione culturale e l’attività artistica emergente, costruendo elementi di supporto ai tanti professionisti del settore.

Una città aperta e creativa è capace di essere attrattiva anche nei confronti di un turismo più “specializzato” che produce permanenze più lunghe, fidelizzazione ed effetto moltiplicatore, attraverso la strutturazione di percorsi tematici differenziati e distribuiti su tutto il territorio metropolitano. Un territorio ricco di un tessuto museale diffuso (in Toscana abbiamo oltre 780 musei civici, diocesani, privati, che si sommano ai circa 60 del Polo Museale Regionale del Mibact), di bellezze paesaggistiche, di esperienze eno-gastronomiche, di piccoli centri pieni di storia e arte.

Anche sul piano a noi caro della tutela di chi lavora nel settore, siamo convinti che un modello di turismo diverso può migliorare la qualità e quantità dell’occupazione e il livello di soddisfazione degli operatori del turismo e della cultura. Ad un turismo più qualificato e di più lunga permanenza corrisponde una qualità professionale e contrattuale più elevata. La Città Metropolitana, nel Piano Strategico recentemente approvato, parte da una analisi condivisibile, ma fumosa nelle azioni proposte. L’osservatorio metropolitano del turismo; la gestione integrata degli attrattori turistici; la promozione di prodotti turistici metropolitani, appaiono strumenti molto generici di intervento.

A nostro avviso occorre individuare strumenti mirati all’interno di una riqualificazione complessiva del sistema di promozione turistica e di produzione culturale: l’obiettivo è diventare una città attrattiva perchè aperta, vivace, creativa, capace di catalizzare opportunità e di promuovere benessere diffuso. Siamo convinti che da un modello di questo tipo derivi non solo un incremento degli accessi turistici all’intera area metropolitana, ma anche una piena realizzazione dei diritti di cittadinanza di chi vive, lavora, studia o viaggia a Firenze. La presenza del residente a più o meno lungo termine, del viaggiatore, e non soltanto del turista, può diventare elemento generatore di ricchezza diffusa (non solo in termini di “tassa di soggiorno”) se contribuisce ad allargare l’offerta di esperienze aggregative, ricreative e culturali per tutti.

 

AZIONI

1) UN MUSEO DIFFUSO NELLA CITTA’ METROPOLITANA

– Riqualificare il sistema museale e la gestione dei beni culturali attraverso le innovazioni tecnologiche e le forme più avanzate di coinvolgimento e fruizione.

– Rinnovare il “museo diffuso” percepibile in tutto il nostro territorio con una vera apertura alla produzione contemporanea. Per noi “diffuso” significa evitare luoghi già saturi di visitatori (ad esempio Piazza della Signoria) o artisti già ampiamente noti, ma scegliere borghi e luoghi oggetto di interesse sul nostro territorio metropolitano, con un meccanismo di rotazione che consenta la conoscibilità anche di artisti emergenti, privilegiando quelli stanziali.

– Attivare percorsi tematici ed esperenziali per favorire la fruizione dei beni culturali meno conosciuti attraverso applicazioni dedicate, utilizzo dei social network, tipologie di mobilità dedicate (trasporto pubblico locale, car e bike sharing, cicloturismo, cammino) che creino un rete tra i luoghi ed i tesori sconosciuti nella Città Metropolitana; analoghi strumenti possono interessare borghi e beni paesaggistici interconnessi da percorsi di trekking e/o cicloturismo, da realizzare in associazione con le pro-loco e con le associazioni amatoriali e sportive. Queste esperienze possono intrecciarsi con la valorizzazione delle produzioni locali (enogastronomia, artigianato artistico etc.) guardando ad una stagionalità che può allungare le “stagioni turistiche” stesse.

2) RICONVERTIRE L’OFFERTA TURISTICA MORDI E FUGGI

– Le risorse derivanti dal turismo di massa devono essere prioritariamente destinate a progetti di “riconversione” da un turismo mordi e fuggi ad un turismo più lento e di maggior qualità. Questi progetti dovrebbero riguardare l’insieme dei Comuni della Città Metropolitana che dovrebbero assegnare risorse finalizzate a tale scopo alle Unioni dei Comuni.

– Promozione di una politica integrata dei prezzi (biglietti, ticket d’ingresso, mezzi di trasporto, servizi, ricettività…) che renda “economicamente meno attraente” il turismo mordi e fuggi, incentivando le presenze o i ritorni: una specie di “Carta Fedeltà” della Città Metropolitana, sia a tempo determinato (sul numero dei giorni) che con un meccanismo ad accumulo (durata annuale/plurimensile), che registri i vari accessi al sistema -pernottamenti, uso trasporti locali, accessi al sistema museale, biglietti spettacoli ed intrattenimento – con bonus e sconti progressivamente crescenti. Questo sistema della carta, attraverso apposite convenzioni con scuole, Istituti per stranieri, Università e Aziende per il diritto allo studio dovrebbe essere esteso, a condizioni particolarmente incentivate, anche ai residenti a termine.

3) APERTURA DEGLI ISTITUTI AL TERRITORIO

– Creare un rapporto tra la città e le scuole/università internazionali, che ad oggi sono un grande attrattore di giovani con una vocazione a “vivere la città” più attenta e culturalmente impegnata, nonché “cassa di risonanza” verso i loro paesi d’origine. La Città Metropolitana dovrebbe predisporre una cabina di regia tra le Scuole ed Istituti per stranieri, i Comuni, l’Università, i rappresentanti dei docenti allo scopo di individuare politiche per attirare ed insediare nuovi programmi, nuovi grandi istituti, favorire stage e tirocini nel sistema della piccola e media impresa (può produrre innovazione anche nel tessuto produttivo).

– Favorire la creazione di un “community hub” costituito da docenti, ricercatori, studenti di Università, Cnr, Istituti culturali e di ricerca, Scuole ed Istituti per stranieri per mettere in rete esperienze; creare innovazioni pedagogiche; progettare azioni sui temi della “diversità culturale”/razzismo/cosmopolismo; valutare le modalità della “restituzione” di ciò che è stato ricevuto dal territorio.

4) SPAZIO E SOSTEGNO PER LA PRODUZIONE CULTURALE EMERGENTE

– Oltre a garantire un adeguato sostegno alle grandi Istituzioni culturali del territorio risulta indispensabile recuperare risorse per le forme d’arte e di espressione emergenti ed innovative. Le erogazioni dovrebbero essere assegnate in modo pubblico e trasparente sulla base di progetti triennali, essere certe e garantite, valutate periodicamente ed opportunamente rendicontate.
A questo proposito possono essere utili le esperienze di incubatori e coworking artistici e culturali già affermati in altre città, con attività di benchmarking tra i modelli in essere (Base di Milano è una delle esperienze da analizzare).
Interessanti le proposte che non affidino spazi e luoghi a singoli operatori, ma favoriscano associazioni di scopo di natura mista, quali imprese sociali che progettino “creativity e community hub” dove attività economiche, sociali e culturali si intreccino in processi aperti. Spazi liberi e comuni, spazi di vero e proprio coworking, spazi per aziende, residenze per artisti, foresterie etc.
Parte degli spazi e risorse individuate come oneri per gli investitori nelle diverse riqualificazioni fiorentine e non solo potrebbero essere destinate a realizzare e sostenere queste realtà.

– Pensiamo anche alla costruzione di un progetto di distretto culturale che potrebbe fare perno sull’area delle Cascine che tenga insieme i luoghi già strutturati (Leopolda, Opera, Puccini, gli Ippodromi per gli eventi estivi, il Cantiere scenografico del Maggio etc..) con spazi dedicati alla produzione ed autoproduzione culturale contemporanea in ambiti multidisciplinari. Va in questo direzione il bando per la concessione degli immobili ex Fabbri e centro visite alle Cascine, ma pensiamo anche a porzioni della ex Manifattura Tabacchi e delle ex Ferrovie per dare un continuum al progetto da costruire con processo partecipativo e con il supporto degli operatori che generano attività nell’area.

– Favorire, anche attraverso sgravi e semplificazioni amministrative, performance artistiche (regolarmente compensate) nei locali di pubblico esercizio diversi dai teatri.

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