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26
Giu

Produrre

L’ecosistema per una manifattura innovativa fondata sulla creatività e l’ingegno.

Premessa
Le città stanno diventando sempre più gli snodi della crescita economica soprattutto rispetto alla capacità di cogliere e anticipare i processi di innovazione. Infatti sono solitamente aperte alla dimensione internazionale e capaci di attrarre investimenti e cervelli; in grado di favorire la creazione di idee nuove attraverso l’intreccio di settori diversi e il mescolarsi di produzione e consumo; dispongono di una forte concentrazione di centri di ricerca e la diffusione di manodopera qualificata.
Un ecosistema innovativo è infatti fondato sulla possibilità di stabilire connessioni e contaminazioni in un contesto di prossimità, per trasferire e perfezionare scoperte all’interno di un percorso evolutivo intersettoriale.

In tal senso i sistemi locali d’impresa, in Italia storicamente organizzati in distretti industriali, hanno sempre giocato un ruolo importante rendendo protagoniste le specializzazioni delle piccole medie imprese e consentendo a queste formule d’aggregazione di reggere meglio l’evoluzione del mercato. Non è un caso che durante gli anni della crisi le imprese appartenenti ai distretti industriali sono mediamente cresciute il 5% in più, in particolare nei settori moda e meccanica, grazie a migliori performance nel posizionamento strategico, internazionalizzazione, innovazione, marketing, minore indebitamento.

La Città Metropolitana di Firenze annovera nel suo territorio circa 100.000 imprese di cui il 45% ha una vocazione manifatturiera: vi è la presenza di alcuni distretti industriali (abbigliamento a Empoli, ceramica a Sesto, olio a Firenze, pelletteria e calzature a Firenze, vino in Chianti) e di importanti imprese e marchi multinazionali, nei settori della meccanica, moda, farmaceutica.

In questo contesto vi è l’esigenza di dotarsi di politiche industriali territoriali, considerato che la legge Del Rio assegna alle Città Metropolitane una competenza specifica nella “promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della Città Metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio”. Emerge quindi una funzione della governance pubblica locale volta a rafforzare i sistemi d’impresa e organizzare le basi per la costituzione di efficienti piattaforme di rete che sappiano innovare i processi produttivi coniugando impresa, ricerca, credito, sia in una dimensione di filiera tra grandi e piccole/medie imprese, così come nelle reti di imprese più piccole e nell’accesso a quelle competenze necessarie per fare un salto di qualità nell’innovazione del prodotto e nel posizionamento di mercato.

Così come vi è l’esigenza di rafforzare il rapporto del territorio con le grandi imprese multinazionali, e attrarre ulteriori investimenti, potenziando le nostre infrastrutture immateriali e in particolare il legame con il mondo della formazione e della ricerca: Firenze continuerà infatti ad essere attrattiva se potrà offrire elevate professionalità, sia che si tratti di quadri, impiegati, tecnici, operai.

Non possiamo infatti trascurare la velocità dei processi di innovazione della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” dovuta alla digitalizzazione dei sistemi di produzione e commercializzazione. Non è facile prevedere gli impatti che con grande rapidità influiranno sulle imprese e sul lavoro, sappiamo però che occorre una strategia per il nostro territorio che possa rilanciare nel nuovo contesto tecnologico la sua vocazione storica di artigianalità, creatività, ingegno, caratteristiche che hanno innazitutto saputo valorizzare il lavoro nella sua dimensione di originalità e personalizzazione.

Non bisogna infatti pensare che gli impatti della rivoluzione digitale si vedranno solo sulle grandi imprese, ma anche le piccole medie imprese a carattere artigiano possono già oggi vantare un salto di qualità nella produzione e nella commercializzazione. Ed è qui che possiamo rafforzare un legame con le città, i cui centri hanno subito negli ultimi decenni una progressiva desertificazione produttiva a vantaggio della rendita immobiliare, cogliendo opportunità inedite per rilanciare una “manifattura urbana” e contemporaneamente rigenerare verso nuove funzioni intere aree urbane.
Infatti nel calo generale delle imprese manifatturiere vi è un aumento di iscrizioni proprio nelle città (Firenze +15,5% nel 2015) e Firenze risulta al secondo posto nel ranking manifatturiero secondo una recente elaborazione del Censis.

La nuova manifattura urbana infatti predilige reti dense, funzionali a cogliere le tendenze del design, della progettazione, del mercato così da variare prontamente lo sviluppo del prodotto, che evidentemente si colloca in un mercato di nicchia fortemente customizzato. In sintesi occorre immaginare la Città Metropolitana come un ecosistema per lo sviluppo manifatturieriro, governando la transizione verso i nuovi modelli tecnologici ed economici con un mix di interventi capaci di creare un contesto più fertile e che possa, innanzitutto, dare dignità e valore al lavoro.

 

AZIONI

1) AGENTI “IMPOLLINATORI” PER L’ECOSISTEMA INNOVATIVO

Occorre un ruolo della Città Metropolitana per favorire la crescita di un ecosistema innovativo e creativo. Questo significa, da una parte, favorire sempre di più il rapporto tra impresa e ricerca potenziando il trasferimento tecnologico e gli incubatori d’impresa, anche verificando il funzionamento degli strumenti di “governace” già adottati in questi anni; dall’altra parte immaginare nuove forme di contaminazione, anche meno strutturate, ma in grado di consentire alle piccole e medie imprese di accedere a competenze strategiche nei campi della digitalizzazione, del marketing, del design, della commercializzazione etc.
Occorre in pratica promuovere degli “agenti impollinatori” che organizzino occasioni e luoghi di incontro, immaginando campi inediti di attività, nonchè forme di sostegno al credito per progetti innovativi.

2) IL RUOLO DEL COMMITTENTE PUBBLICO QUALE INNOVATORE

Il pubblico ha sempre avuto un ruolo decisivo nei processi di innovazione e transizione tecnologica attraverso la funzione diretta e indiretta delle proprie commesse. Se quindi i grandi investimenti nei settori strategici dovrebbero essere effettuati dallo Stato, non bisogna trascurare il ruolo che possono giocare gli enti territoriali, in particolare le utilities locali che gestiscono servizi pubblici e beni collettivi. Le aziende locali partecipate potrebbero effettuare investimenti e promuovere commesse capaci non solo di riqualificare la propria attività, ma anche attivare processi industriali tecnologicamente avanzati favorendo lo sviluppo di competenze e alte specializzazioni nel territorio. Pensiamo per esempio al ruolo che hanno giocato a Firenze i beni culturali nello sviluppo dell’ottica applicata, oppure il settore biomedicale. Potremmo pensare, ad esempio, di effettuare investimenti tecnologici nel campo dell’economia circolare per essere all’avanguardia nelle tecniche di recupero dei rifiuti. Si tratta di immaginare campi nuovi in cui possiamo far crescere le nostre competenze, promuovendo ad esempio una città con servizi più intelligenti (smart city) e favorendo quelle infrastrutture immateriali in grado di consentire l’avvento della digitalizzazione (banda larga, big data etc..).
La Città Metropolitana, a nostro avviso, può avere la dimensione giusta di relazioni e prospettive per guidare questo processo.

3) RI-PRODUZIONE E TRASMISSIONE DEL SAPER FARE

Negli anni delle delocalizzazioni il nostro sistema industriale si è concentrato sulla parte alta della catena del valore dedicandosi all’assemblaggio del prodotto finito e comprimendo la propria capacità manifatturiera. Anche per questo il nostro saper fare è stato a lungo trascurato e rischiamo di perdere con le generazioni più anziane competenze fondamentali. D’altro canto i processi di “re-shoring” in corso (reinsediamento produttivo) sono figli della necessità di un ritorno alla produzione di semilavorati per favorire qualità e reattività. Questo è un tema centrale per riqualificare le filiere, in particolare le aziende a vocazione artigiana. Si pone quindi con ancora più forza una strategia per ri-produrre il nostro saper fare attraverso un progetto formativo dedicato e strutturato che possa accompagnare i giovani dalla scuola fino all’ingresso nel mondo del lavoro.
Infine per proteggre il saper fare del nostro territorio bisogna contrastare i fenomeni di illegalità e sfruttamento del lavoro con politiche di sostegno alla tracciabilità delle filiere.

4)  MAPPATURA AREE DISMESSE E NUOVI INSEDIAMENTI

La Città Metropolitana, nel Piano Strategico recentemente approvato, si è posta tra gli obiettivi quello di mappare le aree dismesse. A questo proposito occorre un intervento specifico per mappare le aree produttive dismesse e individuarne le proprietà, non solo per immaginare politiche di rigenerazione urbana, ma anche per favorire nuovi insediamenti produttivi ponendosi come struttura di interfaccia con eventuali imprenditori interessati.

 

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