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30
Mag

Riciclare

Economia circolare per il recupero dei rifiuti

Europa. Il Parlamento Europeo ha approvato nel mese di Marzo 2017 un ambizioso pacchetto sull’economia circolare: infatti si rivedono considerevolmente gli obiettivi della Commissione Europea, in particolare per quanto riguarda i target di riciclaggio al 2030 innalzati al 70% per i rifiuti solidi urbani e all’80% per gli imballaggi.

Il raggiungimento di questi obiettivi consentirebbe, secondo la valutazione della stessa Commissione Europea, di creare 580 mila posti di lavoro, con un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee, grazie ad un uso più efficiente delle risorse e quindi ad una riduzione delle importazioni di materie prime.

La strategia sull’economia circolare aveva già fissato le priorità sulla gerarchia dei rifiuti: prevenzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia, smaltimento.

Nella maggior parte dei paesi europei il recupero di energia (incenerimento) è la pratica più diffusa, ma la Commissione Europera chiede una decisa inversione di tendenza: il riciclaggio e il recupero di materia è infatti più vantaggioso sia sul piano ambientale, che sul piano economico: è stato calcolato che il recupero di materia produce 4.584 tonnellate di co2 equivalente contro le 37.358 del recupero energetico.

Per questo in coerenza con gli obiettivi di riciclaggio previsti per il 2030 la Commissione, nella sua Comunicazione del 26 Gennaio scorso, raccomanda agli Stati Membri una progressiva riduzione della quantità di rifiuti portati a recupero energetico, la chiusura degli impianti di incenerimento più obsoleti e la moratoria per i nuovi impianti.

Per gli Stati dove ancora prevale lo smaltimento in discarica si prevede di avvalersi, nella fase transitoria, della capacità di incenerimento dei Paesi confinanti.

Infine si dichiara che i fondi europei saranno orientati al rispetto della gerarchia dei rifiuti e si raccomanda i Paesi Membri di fare lo stesso rispetto ai propri investimenti e di introdurre un meccanismo che incentivi il ricliclaggio rispetto al redupero energetico e allo smaltimento in discarica.

Toscana. In Toscana nel 2015 eravamo al 46,09% di raccolta differenziata, la Regione si è posta l’obiettivo del 70% al 2020. Secondo i dati del progetto Toscana Ricicla della Regione Toscana e di Revet, che si occupa di trattare e recuperare la materia, è “avviato a riciclo” l’84% di ciò che differenziamo, con punte di migliore performance su vetro (95,40%), metalli e legno (100%), plastica raccolta da sola (90,71%), multimateriale (88,94%), organico (70,88%). Il 16% rimanente sono scarti di processo e soprattutto errori commessi dai cittadini nella raccolta differenziata.

Ma quanto del materiale avviato a riciclo viene poi effettivamente immesso nel mercato? Se vetro e carta hanno un mercato nei distretti di Empoli e Lucca e l’organico viene utilizzato per l’agricoltura, la situazione è più complessa per la plastica: infatti una parte di queste plastiche (circa il 50%, la frazione più nobile e appetita dal mercato) è avviata ai singoli riciclatori che se le aggiudicano tramite aste telematiche. L’altro 50% delle plastiche cosiddette miste, che altrove è perlopiù destinato a recupero energetico, è ceduto alla controllata di Revet, Revet Recycling, che dal 2013 grazie ad un moderno impianto di densificazione e granulazione è in grado di riciclarle.

Al momento vengono utilizzate per panchine, parchi giochi, fioriere, oggetti per la casa, omponenti per scooter, componenti per prefabbricati e tegole. Vi è però l’esigenza di ulteriori interventi tecnologici per migliorare la qualità e l’utilizzo di queste plastiche.

Città Metropolitana di Firenze. Se guardiamo ai Comuni della Città Metropolitana di Firenze abbiamo una diversificazione molto forte nei target di raccolta differenziata: si va dal 90% dell’Empolese (dove da tempo è stato introdotto il “porta a porta”), al 30%-40%dei Comuni del Mugello. Firenze è intorno al 52%.

Nel nostro territorio una delle tecniche che viene utilizzata per la raccolta differenziata è quello del “porta a porta” che stimola comportamenti virtuosi da parte dei cittadini nel collaborare ad aumentare le percentuali di raccolta. La raccolta porta a porta, che non è una nuova tecnica ma utilizzata ormai da molti anni, pone però anche una serie di controindicazione legate alla salute degli operatori che svolgono l’attività di raccolta. Quest’attività infatti è molto gravosa per la salute fisica di chi la svolge. A questo proposito, in un’epoca di industria 4.0, servirebbero investimenti in nuove tecnologie e maggior automazione per coniugare capillarità ed efficienza.

E’ evidente che affermare l’economia circolare anche nel nostro territorio significa aumentare le percentuali di raccolta differenziata e contemporaneamente di recupero di materia. Per fare questo occorre una politica industriale che incentivi la chiusura del ciclo dei rifiuti.

 

AZIONI

1)  INTERVENTI PER FAVORIRE IL RIUTILIZZO DI MATERIA

– Occorrono investimenti per stimolare il mercato delle materie prime secondarie e introdurre soluzioni tecnologiche per renderle più fruibili e appetibili.

– Servono politiche pubbliche che favoriscano l’uso delle materie prime più facilmente riciclabili e riutilizzabili, in un’ottica di ecodesign.

– Servono incentivi mirati nei confronti di quelle aziende che utilizzano prodotti che sono stati progettati pensando anche all’utilizzo che se ne fa dopo il riciclo.

2) APPALTI VERDI

Le Pubbliche Amministrazioni e le centrali di acquisto, in coerenza con quanto indicato dalla Commissione Europea devono puntare sempre di più sugli “appalti verdi”. In un’ottica di economia circolare, ad esempio, le PA dovrebbero valorizzare in sede di stesura dei bandi i criteri di “durabilità e riparabilità” dei prodotti acquistati, nonché favorire, laddove possibile, l’acquisto di prodotti con materie riciclate per stimolarne il mercato.

3) AUMENTO RACCOLTA DIFFERENZIATA

Occorre incrementare i target di raccolta differenziata, portando rapidamente tutti i comuni sopra il 70% e introducendo le innovazioni che possano renderla più efficiente e più gestibile per gli operatori e i cittadini. Nella scelta delle tecniche da utilizzare nella raccolta va tenuto conto anche della salute degli operatori impiegati in questi settori.
A questo proposito occorre aumentare i punti di raccolta e introdurre nuove tecnologie, anche guardando alla morfologia dei contesti territoriali e urbani.
A questo fine le aziende del settore, in primo luogo Alia Spa, la nuova società di igiene ambientale della Toscana centrale (il quinto player a livello nazionale), devono effettuare nuovi investimenti in tecnologie innovative e mezzi adeguati per implementare la raccolta differenziata, da cui non possono sottrarsi considerata la disponibilità di utili registrata negli ultimi anni.

4)  INCENTIVI E SENSIBILIZZAZIONE

– Servono incentivi economici sia verso i consumatori che nei confronti delle aziende per stimolare comportamenti virtuosi per la raccolta differenziata agendo sulla tariffazione puntuale.

– Servono campagne di sensibilizzazione verso i cittadini per creare una cultura verde che favorisca l’economia circolare.

 

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